SORRIDICONPIETRO ONLUS

for pediatric palliative care

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UNA TESINA PARTICOLARE

“Che ti serve?” fu il primo concetto chiaro, possente, espresso in parole che egli sentì. “Che ti serve? Che ti serve?” si ripeté. “Che cosa? Non soffrire. Vivere”, rispose.

E di nuovo divenne tutto quanto attenzione, così tesa che nemmeno il dolore lo distraeva.

“Vivere? Come vivere?”, domandò la voce dell’anima.

“Sì, vivere come vivevo prima: bene, piacevolmente”.

“Come vivevi prima, bene e piacevolmente?” domandò la voce.

-Lev Tolstoj, La Morte di Ivan Il’ic.

La Onlus “Sorridiconpietro.it” di Imperia, di cui faccio parte, nacque tre anni fa, fortemente voluta dai genitori e dagli amici, di Pietro, scomparso a 17 anni per una rarissima forma di melanoma del cuoio capelluto. Il progetto ha come scopo la nascita di una fondazione che possa portare sollievo e conforto a giovani pazienti terminali, affetti da malattie rare e neoplastiche, incurabili, attraverso la formazione di personale sanitario qualificato, evitando così, per quanto consentito, l’ospedalizzazione. Questa tipologia di cura domiciliare viene detta “palliativa”, (dal latino palium, “mantello”, “protezione”) e ha lo scopo di migliorare, per quanto possibile, la qualità della vita del minore, contribuendo inoltre, almeno in parte, al sollievo della famiglia. “Sorridiconpietro.it” vive grazie al contributo dei suoi soci, organizzando eventi per coinvolgere la popolazione, al fine di sensibilizzare all’argomento anche i non addetti.

Ad oggi sono stati conseguiti numerosi risultati, tra cui la presentazione del corso: "Diamo qualità alla vita" presso Villa Nobel a Sanremo, per formare i futuri volontari. La Onlus è stata invitata a Roma dalla fondazione Maruzza Lefebvre, associazione a livello nazionale ed internazionale, che da anni si occupa delle cure palliative per bambini inguaribili, del loro diritto a essere adeguatamente assistiti nel percorso della malattia e di quello di ogni genitore a vivere la vita anche oltre la malattia dei propri figli. In quell’occasione a “Sorridiconpietro.it” è stato conferito il patrocinio per svolgere le sue attività e la collaborazione al progetto creato dalla stessa.

L’approvazione dei vari organi statali competenti, tra i quali la ASL1 di Imperia, ha realizzato la presa in cura di una ragazzina, che ha potuto lasciare l’ospedale per essere seguita a casa da un’equipè specialistica. La paziente è potuta stare nel proprio ambiente, con la compagnia dei suoi amici, insieme alla sua famiglia: nello stupore generale, in un mese di terapia domiciliare, i suoi valori clinici sono migliorati.

Questa esperienza mi ha portato ad una riflessione riguardante il tempo ed il suo corretto utilizzo, la morte e i molteplici risvolti che certe tematiche negative possono prendere nell’arco dell’esistenza, arrivando alla creazione di un qualcosa di positivo, che possa conferire alla vita la giusta qualità.

“Vita, si uti scias, longa est”

“La vita, se sai farne buon uso, è lunga.”

-De Brevitate Vitae

“ Cogitat semper qualis vita, non quanta sit. ”

“(Il saggio) pensa sempre alla qualità della vita, non alla quantità. ”

-Epistulae ad Lucilium

La tematica del tempo è cara al filosofo Seneca, il quale, in numerose sue opere, tenta di spiegare il modo più saggio in cui utilizzarlo. Non è importante quanto tempo si vive, ma è fondamentale che gli attimi vissuti siano autentici: non si può credere di essere destinati a vivere per sempre, eppure all’uomo non viene mai in mente la sua precarietà, non fa mai caso a quanto tempo sia trascorso. Egli infatti sostiene come gli uomini abbiano torto a lamentarsi per la brevità del tempo assegnato dalla natura alla loro esistenza; in realtà il problema è che la maggioranza degli uomini la spreca, dissipandola in occupazioni frivole e vane: queste persone sono definite “occupati” (“indaffarati, affaccendati) dal filosofo, e vengono contrapposti al saggio, l’unico che conosce il retto utilizzo del tempo. Chi pone i suoi obiettivi in oggetti e circostanze che non dipendono da lui, si priva della possibilità di assicurarsi l’autàrkeia (l’autosufficienza), ovvero la libertà da ogni condizionamento esteriore, che sola può assicurare la pace e la serenità. E’ inoltre evidenziato come il tempo sia il bene più prezioso dell’uomo, ma anche quello più facilmente dissipato: chi si lamenta della brevità dell’esistenza è uno stolto, poiché in realtà non domina le cose, ma ne è dominato, e vive in una condizione di perenne alienazione, spesso giungendo alla morte senza mai aver realmente vissuto. Fondamentale, perciò non è quanto si vive, ma come si vive: dare alla propria vita la migliore qualità possibile.

Un altro celebre filosofo greco, Epicuro, elaborò, a sua volta, una dottrina che avesse come missione quella di liberare l’uomo dalla sofferenza e dal timore della morte, attraverso una riflessione sulla fisica e sull’etica. A questo proposito, egli vede nella felicità, intesa come assenza del dolore, l’unico fine a cui tendere per poter dare una qualità significativa all’esistenza. Nell’Epistola a Meneceo viene spiegato il concetto di “quadrifarmaco”, che riassume in quattro brevi sentenze la dottrina morale epicurea, secondo la quale non bisogna temere la morte, dal momento che essa è inconoscibile all’uomo, non si deve aver timore degli dei, i quali non si occupano delle vicissitudini umane, è facile procurarsi il bene e sopportare il male. Il filosofo identifica il sommo bene con il piacere catastematico, ovvero non il piacere dei dissoluti o quello che si trae dal godimento, bensì quello che nasce dalla riflessione che indaga le cause di ogni scelta e di ogni rifiuto e che scaccia ciò per cui solitamente si genera il turbamento nell’anima. Esso è dunque durevole, e consta della capacità di sapersi accontentare della propria vita, di godere fino in fondo di ogni momento come se fosse l'ultimo; la condotta, quindi, deve essere improntata verso una grande moderazione: meno si possiede, meno si teme di perdere.

Successivamente, nella prima parte del XIX secolo, dominato dapprima dall’idealismo, quindi dal positivismo e dal materialismo storico, un ulteriore esponente della filosofia, Friedrich Nietzsche, cercò di individuare i sintomi della decadenza che avevano iniziato ad insidiare il mondo contemporaneo; trattò dunque il tema della morte e di come poter vivere al meglio l’esistenza, rovesciando però i canoni della dottrina epicurea. Con l’intento di porre una radicale critica a quelli che sono i valori tradizionali, egli annuncia, nel suo libro “La Gaia Scienza”, la morte di Dio, facendo così cadere i precetti morali e gli ideali della storia, quali giustizia e uguaglianza, annullando ogni prospettiva metafisica. Il filosofo non pone il problema se Dio esista o meno o come sia possibile dimostrarne l’esistenza, ma parlare della morte di Dio significa dare una valutazione complessiva di un processo storico che si sta compiendo con i tratti inquietanti del nichilismo. La morte di Dio rappresenta quindi la scomparsa di ogni punto di riferimento ultraterreno, a cui si aggrappa disperatamente l’uomo della storia. Senza il Divino si produce un senso di vuoto e di spaesamento e si delineano perciò due forme di nichilismo, l’uno passivo, che subisce inerte il crollo dei valori tradizionali e l’altro attivo, o vitalistico, che concepisce la consapevolezza del fatto che solamente vivendo fino in fondo l’esperienza del vuoto, creatosi dalla rivelazione sconvolgente della morte di Dio, sia possibile vivere l’esistenza autenticamente, superando quindi l’angoscia esistenziale derivata dalla tragica scoperta, ritrovando così una vera gioia di vivere. La caduta delle illusioni può significare per l’uomo la paralisi della volontà, oppure il riconoscimento dell’annullarsi di ogni prospettiva teleologica, al di fuori della volontà umana, cosa che spinge l’individuo a vivere ogni momento della propria esistenza nella sua totale essenza. Si darà così origine alla figura del superuomo, inteso nel senso latino del termine, ovvero colui che va “oltre l’uomo”, colui che ha il coraggio di vivere senza inventare un Dio, al di là del bene e del male, riuscendo a comprendere che non c’è prospettiva altra, se non quella del presente. La volontà caparbia di misurarsi con la scabra e atroce asprezza del presente si coglie anche nelle liriche di uno dei maggiori esponenti della letteratura italiana del Primo Novecento, Giuseppe Ungaretti. Nella sua raccolta “Il Porto Sepolto”, nata negli anni della Grande Guerra, il poeta appone ad ogni lirica un’indicazione di data e di luogo, come avvertisse la necessità di rassicurare se stesso, prima ancora degli altri, della propria tenace persistenza. Fante impegnato nella guerra di trincea, consapevole della propria fragilità e dell’aleatorietà dell’esistenza, reagisce alla presenza costante e minacciosa della morte esprimendo – come nella poesia Veglia – un feroce attaccamento alla vita.

“Veglia
                              Cima Quattro il 23 Dicembre 1915
                              Un’intera nottata
                              buttato vicino
                              a un compagno
                              massacrato
       con la sua bocca
       digrignata
       volta al plenilunio
       con la congestione
       delle sue mani
       penetrata
       nel mio silenzio
       ho scritto
       lettere piene d’amore
       Non sono mai stato
       tanto
       attaccato alla vita”

In questa lirica il poeta mette in evidenza l’amore per la vita, che sembra essere maggiormente esaltato dalla vicinanza della morte. Ogni immagine evocata dall’autore, quali la congestione delle mani, la nottata, la bocca digrignata, sembrano identificarsi in un altalenarsi di ϑάνατος e βίος. Ma la vera chiave di volta sono le lettere d’amore, dove si comprende che solo έρος, davvero, può vincere su ϑάνατος. E quel verso finale, dove compare il termine “attaccato” fa comprendere maggiormente il senso di quell’intera nottata. Non una notte qualunque, ma la notte dell’anima, dove i sentimenti si affollano, dove il senso dell’esistere trova forza proprio nella sua precarietà. La morte diventa l’ombra dell’uomo, ma la luna è la sua luce. E in questo gioco di chiaro e scuro, in questo gioco di vita e morte, nasce un nuovo sentimento, una nuova speranza: l’amore per la vita. Infine, a sua volta con l’intento di esprimere nei suoi dipinti il disagio sentito di fronte ad una società, a suo avviso, priva di valori, l’esponente di rilievo della Action Painting americana, Jackson Pollock, produsse alcune delle opere più significative dell’epoca moderna. La sua indole inquieta lo condurrà all’alcolismo, ad un’esistenza sregolata e al frequente ricorso a sostegni di carattere psicologico, fino alla tragica morte in un incidente d’auto provocato dal suo stato d’ebrezza. Egli, durante il corso della sua breve vita, realizzò qualcosa di grandioso, sfruttando al meglio ogni istante della sua esistenza. Il segno gestuale presente nell’opera dell’artista della metà degli anni quaranta, lascia il campo alle percezioni visive e tattili.

                                                           

le tele, come mostra l’opera blue poles: number111, sembrano non avere limite, né cornice, anzi il colore deborda ed entra prepotentemente nello spazio visivo; egli mette a punto una tecnica meccanica, il dripping, “sgocciolamento”, che consiste nel far cadere il colore da un bastone o da un recipiente tenuto sospeso sulla tela stesa a terra. La rappresentazione è priva di una direzione determinata;non vi sono più centro e margini, sfondo e primo piano, alto e basso; lo spettatore si immerge in una rete intricata di vortici gestuali, gocce, schizzi di vernice, ottenuta usando smalto opaco e vernice d’alluminio, alternato a polveri e inchiostri: l’improvvisazione, seppur guidata da principi di equilibrio compositivo, è l’elemento fondante dell’informale di pollock. Non esistono progetti, studi o bozzetti; l’artista segue una spinta creativa interiore che via via, mentre procede nel “rituale” del lavoro intorno alla tela stesa sul pavimento, cresce e decresce.  

Bibliografia:

Latino: “Opera”. Letteratura, testi, cultura latina. Volume 3 – Dalla prima età imperiale ai regni romano-barbarici. Giovanna Garbarino. Paravia editore.

Greco: “Storia ed Autori della letteratura greca”. Volume 3 – L’età ellenistica e l’età imperiale romana. Vittorio Citti, Claudia Casali, Maura Gubellini, Antonella Pannesi. Zanichelli editore.

Filosofia: “Logos, autori e testi della filosofia”. Volume 3 A. Dal romanticismo a Nietzsche. Francesca Occhipinti. Einaudi scuola editore.

Italiano: “Rosa Fresca Aulentissima”. Volume 6. Il primo Novecento. Corrado Bologna, Paola Rocchi. Loescher editore.

Storia dell’arte: Action Painting. La scuola di New York 1943-1959, Luca Massimo Barbero e Sileno Salvagnini. Art Dossier N. 250, Giunti editore. Arte del Novecento 1900-1944, Stefano Gallo Gallo e Guido Ucconi, a cura di Rita Scrimieri. Mondadori Università, 2002. Il Novecento - Seconda parte. La grande storia dell'arte. Il Sole 24 ore, E-Ducation. IT, 2005

Claudia Coppola

III A Liceo Classico E. De Amicis Imperia, sezione classica del Liceo Scientifico Viesseux.

Anno scolastico 2014/2015.

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